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L’arte che celebra il Mistero

L’arte che celebra il Mistero
Per ogni artista fare arte è un’intima necessità, un naturale bisogno del proprio mondo interiore che dal profondo preme e si agita aspettando il momento di esprimersi, di uscire allo scoperto, di vedersi realizzato in un’opera concreta.
L’artista vive sempre alla ricerca dell’opera perfetta, capace di esprimere in modo compiuto ed esaustivo ciò che nel cuore contempla e di cui gioisce o soffre. Non è ma contento delle proprie realizzazioni perché non vede in loro quella perfezione che persegue, non vede mai compiuta definitivamente la sua ricerca. In realtà non potrà mai vedere realizzato in modo perfetto ciò che porta nell’anima perché ciò che cerca di esprimere è il volto stesso di Dio, ciò che spesso con sofferenza e gioia insieme cerca di realizzare in un’opera è esprimere il suo incontro stupito e innamorato con l’Assoluto. Non importa se egli ne sia o no cosciente, non sempre l’artista comprende il valore mistico della sua arte, ma è certo che egli ne intuisce la portata universale, assoluta, definitiva; sente di esserne il sacerdote e il profeta, per essa egli soffre, si affatica difendendo la sua opera davanti a tutti, perché vede in essa la manifestazione della sua realtà profonda, la realizzazione di ciò che porta nel cuore e che è per lui di un’evidenza eloquente ed assoluta. Ogni artista è di fatto un esploratore che parte verso terre lontane per cercare cose preziose: quando ritorna dai suoi viaggi lunghi e avventurosi, offre a tutti il frutto delle sue ricerche e fa conoscere così cose mai viste, ma che ogni uomo riconosce come proprie. Ogni autentica opera d’arte porta in sé questa novità e questa eccezionalità, l’uomo riconosce immediatamente la sua portata e il suo valore, perché vi riconosce qualcosa di proprio, di autentico, di vero, vede nell’opera il frutto della sua stessa ricerca che non ha avuto la capacità di portare a termine ma che vede stupendamente realizzata dall’artista che diviene il suo compagno di viaggio e di avventure. Quando scegliamo un artista come amico, ci piace avventurarci con lui nei suoi viaggi fantastici. Ogni opera diviene una scoperta, e nei grandi capolavori questa scoperta continua, si rinnova ogni volta che fruiamo della sua bellezza, ogni volta che attingiamo alla sua ricchezza per comprendere qualcosa di più. Il rapporto degli artisti con la fede è sempre stato da una parte straordinario e prezioso, dall’altra conflittuale e difficile. Perché una cosa è intuire ed esprimere la bellezza dell’Assoluto e un’altra cosa porre tutto questo a servizio della Chiesa e del popolo di Dio. Non basta che l’artista esprima perfettamente la sua idea di Dio e dell’uomo attraverso un suo capolavoro: occorre che questo capolavoro non sia solamente una visione personale, ma parli il linguaggio universale della Chiesa. In realtà, il vero problema è aiutare l’artista a uscire da un’idea privata dell’espressione artistica guidandolo verso una visione di Dio che respiri il sentire della Chiesa senza per questo che egli rinunci alla sua capacità personale di vedere e percepire. Il suo apporto originale e irripetibile è fondamentale perché si produca un’opera d’arte: d’altra parte, ciò che egli esprime deve corrispondere alla verità e alla bontà di Dio stesso. Per fare questo, occorre ridare agli artisti la fonte e la sorgente di ogni bellezza, la mappa giusta per la loro ricerca dell’Assoluto affinché la loro ricerca non sia vana e non rimanga impantanata in qualche insidiosa palude o in qualche strada senza uscita. Questa mappa sicura è la Parola di Dio, la sorgente di ogni verità e bellezza, poiché in essa risplende il volto del Verbo di Dio, il volto di Cristo vero Dio e vero Uomo, colui che è “il più bello tra i figli dell’uomo” (Salmo 44). In questo modo ogni artista potrà procedere sicuro nell’individuare i contenuti e le forme della sua arte, perché potrà facilmente riconoscere dove è la vera bellezza. Il profumo delle sue opere avrà quella fragranza e quella verità che solo a contatto con la Parola di Dio possiamo trovare. In essa tutto è autentico e veritiero, tutto è splendido e luminoso, tutto è universale. Solo in essa ciò che è personale e privato entra in dialogo con tutti arricchendoli con la sua originalità, senza rimanere esercizio sterile di stile e di retorica, ma donando con la sua originalità un apporto unico alla comprensione universale dell’uomo e del suo Creatore. In questo senso, l’arte liturgica, che pone concretamente a servizio della liturgia l’opera degli artisti, diviene il frutto più alto e sublime di questa ricerca appassionata di ogni artista. La Chiesa vuole ritrovare negli artisti quei compagni di viaggio che un tempo la aiutavano a comprendere meglio il Mistero con le loro espressioni a volte ardite, altre volte di una potenza espressiva impressionante, alcune volte addirittura con una violenza mistica unica. Questo testo di Cosma Capomaccio vuole dare a tutti noi un nuovo stimolo per metterci in sintonia con gli artisti e per sentirci sempre più responsabili della loro formazione e della loro ispirazione. La Liturgia ha bisogno dell’arte e degli artisti, dobbiamo avere a cuore la loro qualità spirituale, dobbiamo sentire nostre le loro necessità più profonde, dobbiamo prenderli per mano e guidarli verso l’incontro con il Risorto. Dinanzi alla sua bellezza incomparabile, essi non potranno non sentirsi ispirati da tanto splendore e ci doneranno i loro capolavori, frutto meraviglioso della loro creatività e della bellezza di Dio.
Mons. Marco Frisina - Prefazione al libro Arte Liturgica - L'arte che celebra il mistero di Cosma Capomaccio


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