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Adoro te devote

Adoro te devote

C’era un tempo in cui a Roma - precisamente il giorno della memoria della sua fondazione - che il sole, a mezzogiorno, filtrava attraverso l’apertura del Pantheon e la sua luce sembrava uscisse dal portone principale. Era in quel momento che l’imperatore usciva trionfalmente dallo stesso portone per incontrare il popolo romano in segno di “visitazione” e benedizione del dio sole alla sua gente. Vi chiederete cosa centra questo con la Solennità del Corpo e Sangue di Cristo. Beh! Ciò mi ha fatto pensare al ”sole che esce come sposo dalla stanza nuziale” del salmo 18.

Uno dei momenti più significativi della celebrazione del “Corpus” è certamente la processione: una delle uniche due richieste dalla Liturgia (l’altra è quella della Domenica delle Palme). Nella mia città, come in molte altre nel mondo, al termine della S. Messa, il Sacerdote rivestito dei paramenti liturgici più belli (a significare la sua dignità sacerdotale in rapporto all’unico Sacerdote che è Cristo) esce dalla chiesa portando in mano, ben alzato, l’ostensorio con l’Ostia consacrata. Il suono festoso delle campane e il canto dei fedeli accoglie l’uscita di Gesù eucarestia e poi, processionalmente, lo accompagna per le strade della città. Come non vedere in questo momento lo Sposo che incontra la Chiesa sua sposa?

Nessuno rimane indifferente davanti a quel “dschetto” bianco di acqua e farina … piccolo, fragile!! Ma dietro a tanta semplicità c’è il gesto più sublime dell’amore di Dio per noi. “La notte in cui venne tradito Gesù prese il pane e disse: Questo è il mio corpo! e poi prese il calice e disse: Questo è il mio sangue! ”. Mangiando quel Corpo e bevendo quel Sangue diventiamo anche noi “con-corporei” di Gesù (come direbbe S. Paolo) e allo stesso tempo con i fratelli. Un commentatore faceva notare che se nei fratelli carnali passa lo stesso sangue allora i cristiani, nei quali scorre lo stesso sangue di Gesù, sono molto di più che fratelli carnali! Dirà S. Tommaso d’Aquino “o res mirabile” – o cosa mirabile: il povero, il servo, l’umile si cibano del Signore! Il Dio inaccessibile, dopo aver preso la fragile natura umana di un bambino ora si fa addirittura pane da spezzare. Pane di condivisione, cibo per la vita, che alimenta le realtà spirituali. Il termine tecnico “transustanziazione” significa proprio questo: alle parole e ai gesti del Sacerdote durante la messa quel pane e quel vino cambiano la loro sostanza e diventano realmente il Corpo e il Sangue di Gesù. Sempre S. Tommaso dice: “Tu non vedi, non comprendi ma la fede ti conferma, oltre la natura. Solo un segno è ciò che appare ma nasconde nel mistero realtà sublimi: mangi carne e bevi sangue ma rimane Cristo intero in ogni specie”!

Spesso andiamo dietro ad apparizioni, messaggi che si presuppone vengano dalla Madonna, visioni, segni nel cielo ma non ci rendiamo conto di questo grande segno e miracolo che Gesù steso ci ha lasciato e che ogni giorno si rinnova sulla Mensa euristica di ogni chiesa, anche di quella più sperduta sulla terra. Abbiamo tanto bisogno di ritornare all’Eucarestia, di fissare il nostro sguardo in quel piccolo Pane bianco! “O Signor che dall’ostia radiosa solo di pace ci parli e d’amor, in Te l’alma smarrita riposa, in Te spera chi lotta e chi muor” cantiamo nel popolare inno. Facciamo nostre le parole di quel canto, guardiamo a Gesù che nell’Ostia santa si fa cibo e bevanda di vita, si fa dono d’amore ai suoi fratelli. Il senso della “comunione” è semplicemente questo: l’unico pane si divide fra i fratelli, l’unico amore di Dio si condivide agli uomini, la gioia della Risurrezione si propaga nei cuori di tutti. Questo è ciò che siamo chiamati a diventare: segno di comunione, “distributori” di Cristo, lampadine che irradiano la Sua luce!!! Penso che il modo migliore per augurare a tutti una buona festa del Corpo e Sangue di Cristo sia proporvi la bellissima preghiera di S. Tommaso, conosciuta nel titolo latino di “Adoro te devote” che vi riporto in una traduzione italiana:

“Ti adoro devotamente, o nascosta Divinità, che sotto questi segni veramente ti celi: a te il mio cuore tutto si abbandona perché nel contemplarti tutto viene meno. La vista, il tatto, il gusto in te si ingannano, ma solo con l’udito si crede con fermezza: credo a tutto ciò che ha detto il Figlio di Dio, nulla è più vero di questa parola di verità. Nella croce solo la divinità si nascondeva, ma qui insieme si nasconde anche l’umanità: tuttavia credendo e confessando l’una e l’altra, chiedo ciò che chiese il ladrone pentito. Non vedo, come Tommaso (l’apostolo, ndr), le piaghe, tuttavia ti confesso come mio Dio: fa’ che io creda sempre in te, in te speri, te ami. O memoriale della morte del Signore, pane vivo, che dai la vita all’uomo; concedi alla mia mente che viva in te, e senta sempre la tua dolcezza. O pio pellicano, Gesù Signore, monda me immondo con il tuo sangue, di cui una sola stilla può salvare tutto il mondo da ogni peccato. Gesù che ora scorgo velato, ti prego che accada ciò che tanto bramo: che, vedendoti a viso scoperto, sia beato per la visione della tua gloria. Amen”

 


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