Giovedì 26 Novembre 2009 15:02

I Domenica di Avvento - Anno C

Scritto da  don Angelo Fiasco
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I Domenica di Avvento - Anno C don Angelo Fiasco - diocesi Teggiano Policastro
Con questa prima domenica di Avvento ha inizio un nuovo anno liturgico che trova il suo culmine nella celebrazione del mistero pasquale di Cristo e si conclude, come sempre, con la solennità di Cristo Re dell’universo. Si percorre, quindi, l’intero anno liturgico con lo sguardo sempre fisso su Gesù, come ci ricorda la lettera agli Ebrei (12, 2).

Alzatevi, guardate oltre! Siamo invitati a sollevare lo sguardo verso Colui che ha in mano le sorti della creazione e dell’umanità. L’invito ci viene già dall’antifona d’ingresso di questa prima domenica di Avvento: “A te, Signore, elèvo l'anima mia, Dio mio, in te confido: che io non sia confuso. Non trionfino su di me i miei nemici. Chiunque spera in te non resti deluso” (Sal 24, 1-3).
A partire da questi versetti del salmo 24 si comprende bene anche il senso delle letture di questa domenica. “Chiunque spera in te non resti deluso”. Il profeta Geremia, infatti, parla dell’adempimento delle promesse da parte di Dio, il quale assicura la giustizia e la pace per Gerusalemme. Da sempre l’uomo avverte un profondo desiderio di tranquillità, di pace e di giustizia, ma si rende conto anche che, purtroppo, la realizzazione di queste aspirazioni si rivela sempre fallimentare senza l’aiuto di Dio. L’uomo si ritrova spesso ripiegato su se stesso e cerca in sé la soluzione dei suoi problemi, in una dimensione quasi del tutto “orizzontale”. La liturgia di oggi, invece, ci esorta a guardare oltre, ad alzare il nostro sguardo verso l’alto: “A te, Signore, elevo l’anima mia!”.
Anche Gesù, nel vangelo, ci invita a guardare il cielo, donde verrà di nuovo sulla terra. Questa volta non più in una silenziosa e buia notte, quasi di nascosto, con semplicità e discrezione, ma verrà con grande potenza e gloria, accompagnato da eventi naturali straordinari. San Paolo dice che tutta la creazione geme e soffre nell’attesa di essere finalmente liberata dalla schiavitù del male (cfr. Rm 8, 21-22) e perciò la natura resta profondamente sconvolta dalla venuta di Cristo. Il vangelo di questa domenica, dai tratti apocalittici, potrebbe sembrare spaventoso, soprattutto in questo tempo in cui si riaccendono gli interrogativi dell’uomo sulla “fine del mondo”. In realtà si tratta di un vangelo di speranza, perché parla di liberazione! L’uomo sarà finalmente libero dal male e così pure tutta la creazione, per cui si avranno un cielo nuovo e una terra nuova, in cui avrà stabile dimora la giustizia; si stabilirà un’era di pace, quel regno di Dio che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa (cfr. Prefazio Avvento I). Si comprende bene, allora, che non abbiamo nulla da temere: la venuta del Signore non sarà altro che la rivelazione del vero senso della nostra vita, partecipazione gioiosa alla sua gloria, senza più i limiti e le fragilità che sperimentiamo nella nostra esistenza terrena.
Ecco, perciò, il motivo della gioia che accompagna questo tempo di Avvento, in cui siamo chiamati a ravvivare la speranza e la carità fraterna (cfr. seconda lettura): l’amore vicendevole e il servizio reso l’uno all’altro sono i requisiti che mai devono mancare in una comunità cristiana. In questo modo sarà possibile percepire e vivere già ora quella pace, che è dono di Dio, nonostante le vicende contrarie del mondo in cui viviamo.
Interessante notare una certa contrapposizione tra la prima lettura e il vangelo: Geremia parla di tranquillità per Gerusalemme, mentre Gesù parla di angoscia di popoli, ansia, paura. In realtà le due immagini coesistono: la Chiesa (Gerusalemme) è continuamente messa alla prova da sconvolgimenti vari, ma solo la fedeltà a Cristo e la piena fiducia in Lui le garantiscono quella pace che non è assenza di guerra, ma la consapevolezza che il Signore è tra noi e rimarrà sempre con noi, che tutto è nelle sue mani, che ogni sua promessa verrà portata a compimento.
Alzatevi, guardate oltre! Oltre le cose che non vanno, oltre le contraddizioni, oltre il pensiero materialista e pessimista. Siamo stati liberati da Cristo: non siamo servi, ma siamo suoi amici! Avendo sempre questa consapevolezza, teniamo anche noi lo sguardo fisso su Gesù in ogni nostra scelta, perché possa essere Lui il criterio del nostro discernimento tra il bene e il male.

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2 Commenti

  • Link del commento Domenico Fittipaldi Giovedì 26 Novembre 2009 17:44 inviato da Domenico Fittipaldi

    Mariarosaria, accogliamo il tuo invito, vediamo cosa riusciamo a fare.

    Grazie per la segnalazione

  • Link del commento mariarosaria turco Giovedì 26 Novembre 2009 16:19 inviato da mariarosaria turco

    sarebbe bello avere tutte le settimane qualche suggerimento per la scaletta dei canti per la domenica.........

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