Evento 
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- Titolo:
- Concerto
- Quando:
- 20.02.2010 21.00 h
- Dove:
- Chiesa prepositurale di S. Caterina D’Alessandria - Bergamo
- Categoria:
- Concerti
Descrizione
Il Coro della Diocesi di Roma e l'Orchestra Sinfonica di Lecco, diretti da Mons. Marco Frisina, eseguiranno un Concerto nella Chiesa prepositurale di Santa Caterina d'Alessandria a Bergamo. Ingresso libero.
Programma del Concerto:
- Iubilate Deo
- Open the doors
- Chi ci separerà
- Un cuor solo
- Alto e glorioso Dio
- Beato l'uomo
- Shemà Israel
- Pacem in terris
- Verso il cielo
- La via dei Martiri
- Sub tum praesidium
- Magnificat anima mea
- Ave mundi Spes
- Saldo è il mio cuore
- Nada te turbe
- Jesus Christ you are my life
Voci soliste: Paola Cecchi, Gianni Proietti, Mariangela Topa
(Clicca sul nome del luogo per ottenere indicazioni stradali)
Sede

- Sede:
- Chiesa prepositurale di S. Caterina D’Alessandria - Sito web
- Via:
- Via Borgo S. Caterina 10/C
- Cap:
- 24010
- Città:
- Bergamo
- Provincia:
- BG
- Paese:
-
Descrizione
La Parrocchia fu istituita durante il XIII secolo. Infatti è del 20 dicembre 1280 il testo, ancora oggi conservato in originale nell’archivio parrocchiale, del “Venerabile Consorzio del Borgo Plorzano seu S. Cattarina” che testimonia l’esistenza di una chiesa e di una comunità pia e attiva. Il Consorzio di Carità documenta l’importanza acquisita dal laicato. Provvedeva ad aiutare i più bisognosi attraverso la distribuzione di elemosine e viveri alle famiglie dei più poveri, dei carcerati e degli infermi. Ne facevano parte parrocchiani detti ‘confratelli’, eletti ed accettati dagli altri confratelli, e dovevano essere di specchiata onestà e pietà, né giocatori, né bevitori, né barattieri, né usurai, ‘di buona ed onesta parola’. Tenuti alle pratiche religiose in parrocchia e ad elargire in proprio elemosine, provvedevano a distribuire gli aiuti per mezzo di un ‘canepario’, ossia tesoriere e segretario, che si recava nelle varie case accompagnato da due confratelli.
Diversi documenti testimoniano l’importanza e l’efficienza del Consorzio che , più volte, in assenza di parroci, amministrò i beni stessi della parrocchia. Venuto in possesso di un notevole patrimonio, dovuto a lasciti testamentari, il Consorzio continuò nei secoli la sua preziosa attività. Notizie relative sono contenute anche nei verbali e nei decreti seguiti alla famosa visita pastorale di S. Carlo Borromeo del 1575, nella nota relazione di Giovanni da Lezze del 1596, fino al Maironi da Ponte che, nelle sue “Osservazioni sul Dipartimento del Serio” del 1803, riferisce che il patrimonio era molto ridotto, probabilmente in seguito alle leggi emanate dopo il 1798, per le quali infine il Consorzio venne trasformato nella ‘Fabbriceria’ dopo il 1807.
La chiesa parrocchiale del XIII secolo venne sostituita da una del ‘500. Era dedicata a Santa Caterina d’Alessandria. Storia e leggenda si intrecciano sulla vita di questa principessa di Alessandria d’Egitto, vissuta nel secolo quarto. Dotata di eccezionali virtù di bellezza, intelligenza e cultura, battezzata da un eremita, sposata misticamente col Cristo, venne martirizzata per ordine dell’imperatore Massenzio, dopo aver sostenuto vittoriosamente un contraddittorio con i più dotti filosofi del tempo ed averne battezzati alcuni oltre all’imperatrice stessa. Condannata al supplizio della ruota che avrebbe dovuto straziarla, ne uscì vittoriosa con il miracoloso spezzarsi della ruota stessa. Infine fu decapitata ed il suo corpo fu trasportato dagli angeli sul monte Sinai, dove poi sorse un convento, oggetto di grande venerazione nei secoli. La parrocchia, unica nella diocesi dedicata a S. Caterina, fu a lei intitolata probabilmente da alcuni abitanti del borgo che avevano partecipato direttamente o indirettamente ad una delle crociate che avevano fatto conoscere all’Europa quel mondo orientale che, dopo la caduta dell’impero d’occidente ed ancor più dopo l’invasione araba, era stato del tutto dimenticato. La santa fu considerata protettrice dei filosofi, in quanto dottissima, e dei mugnai, forse per la ruota, nonché dei vasai e delle modiste, che furono appunto chiamate ‘caterinette’.
Si hanno notizie di parroci solo dopo il 1304, prima dei quali i beni della parrocchia erano amministrati, come si è detto, dal Consorzio della Misericordia. Della chiesa cinquecentesca ben poco resta. Da notizie d’archivio si sa che dovette essere orientata diversamente dall’attuale. Nelle “Effemeridi” del padre Donato Calvi si dice che aveva quattro altari, varie pitture di notevoli artisti e un ‘nobilissimo Battisterio’ con organo. In una relazione del 1725 la chiesa era giudicata angusta ed insufficiente. Da altri registri d’archivio si deduce che gli abitanti della parrocchia erano artigiani, mugnai, fornaciari, fabbri, tessitori, ma il livello di vita doveva essere piuttosto basso se un quarto degli abitanti erano assistiti dal Consorzio. Dei primi anni del ‘600 è l’avvenimento più importante della parrocchia, e cioè il miracolo dell’Apparizione del 18 agosto 1602, che causò la costruzione del Santuario della B. V. Addolorata.
La nuova chiesa parrocchiale fu eretta fra il 1733 e il 1738 per merito di don Pier Antonio Mutti, parroco dal 1733 al 1772, ma già dal 1725 don Marco Antonio Facco, parroco dal 1723, aveva fatto presente alle autorità religiose e civili la necessità di una chiesa più ampia. Il progetto e l’esecuzione del nuovo edificio furono affidati all’architetto Gian Battista Caniana, che realizzò un’opera armoniosa, lodata anche dal Fornoni che rileva “doti non comuni nel suo autore”. Il 2 marzo 1738 la chiesa fu consacrata ufficialmente dal vescovo di Bergamo Mons. Antonio Redetti, come ricorda una lapide ancor oggi visibile sotto il pulpito. Nei secoli successivi continuò l’opera di completamento, di periodici restauri, di arricchimento con opere d’arte di varia entità, rese possibili dalla volontà dei parroci succedutisi e dalla generosa disponibilità dei parrocchiani che non lasciarono mai mancare il proprio sostegno finanziario necessario.
Dei ventinove parroci succedutisi dal 1304 ad oggi molti sarebbero degni di memoria. Nelle diverse situazioni politiche, dal comune medievale agli anni della secolare dominazione veneta, dalla breve stagione di egemonia francese, ai decenni del periodo austriaco del Lombardo-Veneto fino all’unità, tra guerre, protezioni pesanti o situazioni di ostilità più o meno esplicite di governi dittatoriali o solo apparentemente liberali e democratici, i parroci succedutisi nei secoli si sono sempre comportati con ragionata fermezza, con rispetto dell’autorità ma anche con piena difesa dei diritti della chiesa e dei parrocchiani, ai quali hanno sempre assicurata l’assistenza spirituale e materiale, l’attività pastorale intelligente e convinta da veri pastori e guide morali, soprattutto nei momenti di difficoltà e di pericoli durante pestilenze, epidemie e guerre.
Dei parroci che si susseguirono fino al secolo XIX vi sono notizie desunte dalle dell’archivio parrocchiale, nelle quali sono registrati i lavori compiuti per restaurare, ampliare ed arricchire la parrocchia, ma soprattutto l’assistenza prestata ai fedeli nei giorni lieti e tristi e la loro genuina pietà cristiana. Dei parroci del secolo XX, da don Francesco Garbelli a Mons. Benigno Carrara, da Mons. Guido Sala a Mons. Silvio Ceribelli, da don Cesare Bardoni all’attuale Mons. Andrea Paiocchi, molto è già stato scritto in diverse occasioni, testimoniando di quanto hanno operato per la chiesa nella secolare tradizione ricca e luminosa della parrocchia di S. Caterina.
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