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Dio sceglie il silenzio!

Dio sceglie il silenzio!

Dopo il canto del Gloria la sera del Giovedì Santo, le campane di tutto il mondo tacciono: è l’invito al raccoglimento, al silenzio, alla riflessione personale. Soltanto con l’annuncio della Resurrezione si dispiegheranno nuovamente le melodie e i suoni di festa: fino a quel momento, si tace.

Dio sceglie il silenzio.

Il Maestro, l’uomo dei grandi discorsi, dopo la preghiera al Getsemani sembra essersi improvvisamente ammutolito, è incapace di difendersi, non pronuncia parola che lo possa scagionare. Soltanto poche frasi: secche, che confondono.

 

Davanti al Sinedrio, alle incalzanti domande e accuse dei sacerdoti, tace. Il suo silenzio parla chiaro: per gli altri, è reo di morte. Alle innumerevoli parole rivolte a Gesù, egli sceglie la via più difficile: quella di fare la volontà del Padre, di accettare il progetto a lui destinato. Ma per fare questo, non serve rispondere alle accuse con altre accuse, a parole con altre parole: si deve, semplicemente, fare silenzio.

La scena si ripete davanti a Pilato, che a differenza dei sacerdoti del Sinedrio, non sa trovare una giustificazione per il comportamento di quell’uomo: “[…] non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore ne rimase stupito”(Mt 27, 14). Pilato, un uomo di potere, per di più romano, sa quanto le parole possano influenzare le decisioni, probabilmente aveva studiato l’ “ars oratoria”, sapeva usare il linguaggio. Al silenzio di Gesù, cerca di supplire con un discorso alla folla, che si rivela però un fallimento totale: le parole non giovano al nazareno, anzi, ne decretano la definitiva condanna a morte.

Come se non sapessimo quanto Gesù fosse un ottimo oratore: aveva passato gli ultimi tre anni della sua vita a predicare, era stato la voce di memorabili discorsi alle folle. Perché adesso questo silenzio? Perché non si fa sentire adesso?

Gesù intanto è caricato della croce, si dirige silenziosamente verso il Calvario: non un grido, non un lamento. Si rivolge unicamente alle donne che lo accompagnano. Anche qui, poche parole, oscure, che non sembrano consone ad un uomo che si avvia verso la Fine.

Ecco. L’hanno innalzato in croce. Quel poco di “divino” che era stato attribuito a Gesù, gli viene brutalmente sottratto. “Ha salvato gli altri e non può salvare se stesso” (Mt 27, 42); “ Ha confidato in Dio; lo liberi lui, se gli vuol bene” (Mt 27, 43) “salva te stesso, scendendo dalla croce” (Mc 15, 30): quante, quante parole! Reagisci, Gesù, fatti sentire! Dimostra quello che sai fare, fagli vedere che sei figlio di Dio.

L’ennesima delusione: Gesù sta zitto. O meglio, parla. Ma non per sé: nel momento estremo del dolore, quando ogni respiro potrebbe essere l’ultimo, Dio parla. Parla per gli altri, parla agli altri. E le sue parole non sono di rancore, di odio, di vendetta. Il silenzio si fa Amore. È il gesto, impensabile, della morte per amore a parlare. Non è la voce.

Nel dono di sé, nell’annullamento della divinità a scapito dell’Umanità di Dio, Gesù si rivolge a noi, non chiede nulla per sé: dall’alto della croce egli perdona, dona la madre, promette il Regno al ladrone. Per sé, chiede solo da bere, forse per riuscire a pronunciare ancora qualche parola.

L’ultimo, intollerabile e assordante suono che esce dalla sua bocca è un grido: un grido di un uomo che muore. Dio sceglie, quasi a chiusa, il silenzio.

Tutto è compiuto: l’assemblea si scioglie in silenzio. Solo qualche commento, che si disperde in un attimo. Solo il centurione percepisce qualcosa, una presenza nel silenzio e nella sofferenza: “Davvero costui era Figlio di Dio!”(Mt 27, 54).

Quelle che seguono sono ore di dolore, di prova, e tutto quanto sembra tacere. Gli apostoli, rinchiusi nel cenacolo per paura, tacciono. Nessun rumore sembra quasi provenire dal Golgota. Solo una pietra, che rotola, sembra annunciare la Fine, il silenzio, l’ultima battuta.

È in questo preciso istante che Dio si rivela: un momento di silenzio, di raccoglimento, preludio di una melodia nuova, di una nuova lingua, di nuove parole. Di vita eterna!!



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